Indect: La sicurezza al costo della libertà

Lo scenario è questo: prima spaventiamo la gente, poi gli vendiamo sicurezza. Così tutti accetteranno che gli togliamo slice di libertà. Facendoci vivere nella paura. Generando timori infondati: in un paesino di tremila anime del Nord Italia, quanto di più ameno e tranquillo si possa immaginare, ho sentito la preoccupazione di una madre, perchè suo figlio quindicenne doveva percorrere da solo dieci metri a piedi, nella via centrale alle tre del pomeriggio. Quella mamma si rallegrerà del progetto Indect.

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Un mostro terrificante, fratello maggiore di Prism, che la UE sta implementando. In nome della sicurezza Indect incrocerà tutte le fonti: email, comunicazioni, telecamere, gps, satelliti. Identificherà ogni singola persona in qualunque folla, rileverà comportamenti sospetti.

Ma noi ci chiediamo: chi decide cosa è sospetto? Quale comportamento verrà considerato tale? Ad esempio: non usare Facebook è indice di pericolosità? Usare una VPN? Non fare qualcosa, qualsiasi cosa, come tutti gli altri? Il villaggio globale sta diventando, appunto, un villaggio nel senso più bieco, in cui tutti si guardano in cagnesco e la vicina ti denuncia perchè non guardi la tele ma sei sempre sui libri.

E se una volta messo in piedi il mostro tornassero le centurie nere o i titini? Pensate alla composizione del parlamento greco odierno: Alba Dorata, Partito Comunista.. Eletti regolarmente. Lasciamoli vincere le prossime elezioni, dovunque sia. Lasciamogli formare un legittimo governo. Poi affidiamogli Indect e vediamo che succede.

Tutto questo accade per un semplice motivo: al cuore del sistema c’è la sicurezza, non l’individuo. Parafrasando vogliamo ricordare che la sicurezza è fatta per l’uomo e non l’uomo per la sicurezza. Questione di affermare le giuste priorità. E adesso buona visione:

Video originale su Youtube

Nicola Baudo via autodifesadigitale.net

 

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